I will miss you Joe

Joe Biden

Mancano ormai pochi mesi alla fine degli otto anni di Presidenza Obama, un sogno durante una incredibile campagna per le primarie ed elettorale di metà 2008 diventato realtà nelle elezioni di quel novembre.

Gli otto anni di Barack Obama sono stati i migliori dai primi quattro di Bill Clinton (1993-1997) soprattutto per quanto riguarda la politica interna.

In questi otto anni a fianco di Obama c’è stato Joe Biden, il Vice-Presidente che sembrava messo li per caso, come se dovesse compensare tutto quello che Barack non è, dal colore della pelle, alla provenienza geografica, alle idee politiche. Alla fine però Biden è riuscito a ritagliarsi uno spazio all’interno dell’Amministrazione, a volte in maniera fin troppo sopra le righe, ma senza mai separare quella linea rossa che divide la simpatia dalla farsa.

Quindi mi mancherà si Barack Obama (e Michelle), ma il mio cuore è tutto per Joe Biden.

Night shift

Mr. Maldonado, 26, is one of the dozens of young aides throughout the city who rise before dawn to pore over the news to synthesize it, summarize it and spin it, so their bosses start the day well-prepared. Washington is a city that traffics in information, and as these 20-something staff members are learning, who knows what — and when they know it — can be the difference between professional advancement and barely scraping by.

Il NYT racconta la vita degli assistenti ai politici di Washington

Via Francesco Costa

Voto disgiunto newyorkese

A New York si è votato per l’elezione del Sindaco ed ha vinto, secondo pronostico, Michael Bloomberg, ma con un distacco dall’avversario democratico molto molto stretto. Il sindaco uscente ha portato a casa il 50,6% contro il 46% di Thompson; il distacco in valori assoluti è di 50 mila voti su un milione di votanti.

L’investimento di Bloomberg per la campagna elettorale è stato di 100 milioni di dollari, quindi un singolo voto è "costato" 180 dollari (250 secondo il NYT che stima a 140 i milioni spesi), mentre Thompson ha speso circa 15 dollari a voto. Gli osservatori di oltre oceano ritengono che questo risultato segni la fine della carriera politica di Bloomberg al di fuori della Grande Mela nonostante sia in possesso di un’ampia liquidità, necessaria e fondamentale per qualsiasi campagna elettorale. I Democratici non possono certo gioire per il risultato, ma intravedono della luce in fondo al tunnel soprattutto perchè questo sarà l’ultimo mandato per il Sindaco.

Ultima nota è il voto per il Presidente delle cinque municipalità in cui è divisa New York: 4-1 per i Democratici e solo Long Island ai Repubblicani. Se sommiamo i voti per i Presidenti otteniamo 685 mila schede per i candidati Democratici (contro i 500mila voti per il Sindaco) e 174mila per quelli Repubblicani (contro i 557mila per il Sindaco), alla faccia del voto disgiunto.

Per chiudere sono andate ai Democratici tutte e quattro le elezioni per altre cariche sempre all’interno della municipalità di New York.

 

New York Times

Sono passati 20 anni

Vent’anni fa Bush padre decise che non sarebbe stato più permesso fotografare le bare dei soldati americani che tornavano a casa dall’estero e mai senior andò ad accoglierne qualcuna. La stessa decisione fu portata avanti da Clinton e da Bush figlio. Le ragioni sono ovvie, meno si vede, meno domande si fanno.

Dal quell’editto presidenziale l’aeroporto militare di Dover diventò off limits per giornalisti e fotografi con l’idea che nascondendo le immagini si potessero minimizzare gli effetti dei caduti sull’opinione pubblica.

Poi è arrivato Barack Obama che ha subito tolto il divieto e ieri sera, dopo 21 anni, un Presidente degli Stati Uniti d’America è andato ad onorare una delle tante bare tornate dalle missioni all’estero. Un piccolo gesto, ma con un grande significato.

Obama Fallen Soldiers

Business e visioni

Business e visioni, da Mattei a Marchionne
di Sandro Orlando

Andando verso Camerino lo scorso fine settimana abbiamo attraversato l’abitato di Matelica in provincia di Macerata. Questo grazioso paese marchigiano è stato a partire dal 1919 la residenza della famiglia Mattei, quella di Enrico per intenderci il Presidente dell’Eni perito nel 1962 in un ancora indecifrato incidente aereo.
Mattei è passato alla storia come l’uomo che osò sfidare le Sette Sorelle del settore petrolifero e che per questo, secondo non pochi, ne pagò le estreme conseguenze. Mattei è in realtà una figura complessa e non priva di grandi contraddizioni, prima tesserato al Partito Fascista, poi aderente al Partito Popolare, quindi tesserato alla Democrazia Cristiana.
E tuttavia egli fu convinto promotore di relazioni economiche e politiche con quel mondo così avverso nel primo dopoguerra alle nascenti democrazie dell’Europa Occidentale, mi riferisco innanzitutto ai suoi rapporti con l’Unione Sovietica e agli accordi commerciali che negli anni della sua presidenza vennero stipulati dall’Eni.

Leggi tutto “Business e visioni”

Capitani coraggiosi

Mi allaccio a quanto scritto da Mauro sul suo blog riguardo la vicenda Alitalia perchè ho trovato l’esempio sotto riportato che chiarisce, e di molto, tutta la vicenda.

clipped from www.cyberdany.com
I capitani coraggiosi partono subito con una bella plusvalenza del 45% senza aver fatto nulla. Forse il commissario Fantozzi ha venduto a un prezzo troppo basso, eh? La faccio semplice semplice. Fantozzi ha venduto una mela a CAI per 2 euro. Poi Cai ha comprato una pera per 1 euro e ha rivenduto la macedonia con una mela e una pera per 5 euro. Da dove vengono i 2 euro in più? C’è chi dice dalle sinergie. C’è chi dice dalla posizione di monopolio. C’è chi dice da un prezzo troppo basso pagato per Alitalia.
  blog it

 

Arafat miope

Interessante post dal blog di Enrico Franceschini sulla miopia di Arafat a Camp David nel 2000, una delle cause della attuale situazione palestino-israeliana.

"Davanti al sangue che scorre nelle strade di Gaza (che è poi un eufemismo: molte strade, nella striscia, non sono nemmeno degne di tale nome), si riparla – negli editoriali, nei blog, nelle chat line – dell’ultima opportunità di pace tra israeliani e palestinesi, il summit di Camp David del 2000. Io c’ero, come corrispondente da Israele di “Repubblica”, e ricordo bene le speranze di quei giorni: personalmente, sentivo che ce la si poteva fare, e naturalmente sbagliai."

L’occasione perduta