Segni del tempo

Oh yeah
In France a skinny man
Died of a big disease with a little name
By chance his girlfriend came across a needle
And soon she did the same
At home there are seventeen-year-old boys
And their idea of fun
Is being in a gang called The Disciples
High on crack, totin’ a machine gun

Time, time

Hurricane Annie ripped the ceiling of a church
And killed everyone inside
U turn on the telly and every other story
Is tellin’ U somebody died
Sister killed her baby cuz she could afford 2 feed it
And we’re sending people 2 the moon
In September my cousin tried reefer 4 the very first time
Now he’s doing horse, it’s June

Times, times

It’s silly, no?
When a rocket ship explodes
And everybody still wants 2 fly
Some say a man ain’t happy
Unless a man truly dies
Oh why
Time, time

Baby make a speech, Star Wars fly
Neighbors just shine it on
But if a night falls and a bomb falls
Will anybody see the dawn
Time, times

It’s silly, no?
When a rocket blows
And everybody still wants 2 fly
Some say a man ain’t happy, truly
Until a man truly dies
Oh why, oh why, Sign O the Times

Time, time

Sign O the Times mess with your mind
Hurry before it’s 2 late
Let’s fall in love, get married, have a baby
We’ll call him Nate… if it’s a boy

prince

Grazie Bruce

Mesi fa Mauro mi chiese se volevo andare a vedere Bruce Springsteen a San Siro. Mai visto Bruce dal vivo, perchè no.
In queste ultime settimane mi documento sul tour, leggo le scalette delle altre date e le recensioni e penso a quanto siano fortunati gli stranieri che non hanno problemi di decibel e di orari da rispettare.

Arriva il concerto, stadio pieno (credo al limite dell’esaurito) e alle 20,31 ancora con tanta luce, Bruce Frederick Joseph Springsteen entra sul palco accompagnato dalla colonna sonora di C’era una volta in America di Morricone.

Scenderà  da quel palco 3 ore e 45 minuti dopo, senza UNA sola interruzione, una canzone dietro l’altra, un’emozione dopo l’altra anche per chi come me non è un fan accanito.  Non credevo che una persona di 63 anni potesse avere tutta quella energia per tutto quel tempo; Springsteen non si è mai fermato: ha suonato, cantato, parlato (anche in italiano) corso su è giù dal palco, stretto mani e l’unico intervallo tra una canzone e l’altra è stato il one, two, three che dava l’attacco per il pezzo seguente.
Abbiamo visto una spettatrice tirata sul palco e ballare in Dancing in the Dark, l’assolo al piano in The Promise e un bis che inizia alle 23.20 e termina alle 00.15 quando ormai tutti sono convinti che l’unico modo di fermarlo è salire sul palco Pokies e portarlo via fisicamente.

Quando inizia Twist and Shout si capisce che siamo alla fine, che si chiude, che è il momento di andare a casa, ma l’ultima canzone dura un’eternità , sembra davvero non finire mai.
Il concerto finisce come è iniziato, tutti che scendono dal palco e Springsteen per ultimo che saluta e completamente sfatto scende le scale e va via.

Sono passati 225 minuti dall’inizio e non avevo mai provato una emozione così intensa, mai vista così tanta gente ballare ed essere felice. Ho visto 33 canzoni suonate senza interruzioni e con una energia che tanti gruppi “giovani” se la sognano.

La scaletta del concerto (il più lungo di Bruce Springsteen dal 1980 a oggi):

We Take Care Of Our Own
Wrecking Ball
Badlands
Death To My Hometown
My City Of Ruins
Spirit In The Night
The E Street Shuffle
Jack Of All Trades
Candy’s Room
Darkness On The Edge Of Town
Johnny 99
Out In The Street
No surrender
Working on the highway
Shackled and Drawn
Waitin’ on a Sunny Day
The Promised Land
The Promise
The River
The Rising
Radio Nowhere
We Are Alive
Land Of Hope And Dreams
(bis)
Rocky Ground
Born In The U.S.A.
Born To Run
Cadillac Ranch
Hungry Heart
Bobby Jean
Dancing In The Dark
Tenth Avenue Freeze-Out
Glory Days
Twist And Shout

EELST, Twitter e gli amici a distanza

New York song

In giro ci saranno centinaia e centinaia di canzoni dedicate a New York, soffermiamoci su tre di queste.

If I can make it there,
I'll make it anywhere,
It's up to you, New York, New York.

La più famosa è sicuramente "New York, New York" cantata da Liza Minnelli e colonna sonora del film omonimo diretto da Scorsese. Oltre a quella della Minnelli esiste una versione di Frank Sinatra che aggiunge maggiore fascino alla canzone che addirittura è diventata nel 1985 inno ufficiale della città.

Some folks like to get away
Take a holiday from the neighbourhood
Hop a flight to Miami Beach
Or to Hollywood
But I'm taking a Greyhound
On the Hudson River Line
I'm in a New York state of mind

La seconda è "New York State of Mind" cantata da anni californiani ed esprime tutto il suo amore per la grande mela. Al momento la canzone non ebbe un grande successo, che arrivò dopo il settembre 2001 e secondo molti esprime il vero sentimento dei cittadini di New York.

Yeah I'm out that Brooklyn.
Now I'm down in Tribeca.
Right next to DeNiro
But I'll be hood forever
I'm the new Sinatra
And since I made it here
I can make it anywhere

Arriviamo ai giorni moderni con "Empire State of Mind" cantata da Jay Z con la collaborazione di Alicia Key.
Il rap da quattro minuti è un excursus su tutta la città, così come la vede Jay Z e i riferimenti presenti nella canzone sono ovviamente diversi rispetto a quelli delle due canzoni precedenti. Nonostante la difficoltà di compresione dovuta alla velocità di esecuzione il testo è molto bello ed anche in questo caso esprime, a uso modo, amore per la città.

Per me la canzone più bella è la terza, ma di poco su Billy Joel.
Per voi?
 

Almost Famous

almost famousTutto nasce da una classifica dal sito di AOL, 77 Most Unforgettable Movie Songs. Mi getto avido, per vedere quanti film/canzoni conosco e arrivo al numero tre: Elton John, Tiny Dancer da Almost Famous; conosco la canzone, bella, ma non il film, guardo la clip e decido che devo vederlo.
Trovo il DVD non mi ricordo in quale negozio milanese e finalmente dopo qualche mese dall’acquisto riesco a vederlo, rigorosamente in inglese con sottotitoli (sempre in inglese).
Almost Famous, ambientato nel 1973/1974, e’ la storia di William Miller, sedicenne ragazzo innamorato del rock con madre insegnante perbenista e sorella che scappa di casa appena raggiunge i diciotto anni lasciandogli la sua collezione di vinili. William riesce ad ottenere di scrivere recensioni di dischi rock su Creem Magazine e ad imbucarsi nel backstage dei Black Sabbath dove incontra gli Stillwater gruppo rock di secondo piano.
Grazie ai suoi articoli per Creem, William ottiene un contratto da Rolling Stone per seguire gli Stillwater in tournee e strappato il permesso di mamma inizia la sua avventura nel mondo del rock. La prima conoscenza non è il gruppo, ma sono le groupie e Penny Lane leader incontrastata di queste ragazze che si dividono tra i gruppi per dare sostegno morale.
La tournee di William si prolunga oltre il previsto, tra la preoccupazione della madre e una nuova consapevolezza che arriva dalla visione di un mondo nuovo e diverso.
Sullo sfondo la scena rock dei primi anni ’70 negli States, droghe, alcool e tanta tanta musica.
Regista del film, che ottiene anche l’Oscar per la miglior sceneggiatura nel 2000, è Cameron Crowe che si ispira a se stesso, quando sedicenne entro’ nella redazione di Rolling Stones. Un film tutto da vedere e ascoltare.

13 febbraio 2009

Riapre il Beacon Theatre e Paul Simon invita un vecchio amico sul palco per cantare un successo di tanti anni fa.

Via Pozzo di Cabal

La cassettina


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Ecco il volume uno della Hooks Collection, buon ascolto!
Cliccate sulla cassettina e poi su Menu per l’elenco delle canzoni.

Solo Musica?

Ieri sera leggendo questo post del Dedio (complimenti per il nuovo template!!) mi sono messo a pensare a come molte volte riesco a trovare canzoni che esprimono molto bene un pensiero o un sentimento.

Ecco l'ultima in playlist:

Sometimes in our lives, we all have pain, we all have sorrow.
But if we are wise, we know that there's always tomorrow.
Lean on me, when you're not strong and I'll be your friend.
I'll help you carry on, for it won't be long 'til I'm gonna need somebody
to lean on.
…..
If there is a load you have to bear that you can't carry.
I'm right up the road, I'll share your load if you just call me.

Bill Withers – Lean on me

Miracolo a Sanremo

Ogni tanto anche a Sanremo vince una canzone che non è di “sanremo”.
Nel 2000/2001 ci fu la doppietta Avion Travel – Elisa per poi tornare alla normalità  negli anni successivi.
Quest’anno ha vinto Simone Cristicchi con “Ti regalerಠuna rosa”, canzone che parla di malati psichici in maniera lieve, ma stupenda.
Da notare la clamorosa differenza tra la votazione della giuria di qualità  e di quella demoscopica con il televoto da casa.
Se fosse stato per gli sms a 0.75 centesimi avrebbe stravinto Al Bano come ci racconta Repubblica.
Fatevi un giro dal mio opinionista/blogger preferito che inneggia al subcomandante Pippo Baudo 🙂